Programma delle attivita’ scientifico-culturali

della

Fondazione Remo Orseri per la collaborazione culturale fra i popoli

(2010)

 

Seguendo le indicazioni statutarie e in diretta continuità con le attività avviate negli anni precedenti, la Fondazione Remo Orseri per la collaborazione culturale fra i popoli ha svolto il seguente programma.

 

A. Collaborazione interculturale per la pace. In questa prima linea di intervento, denominata “Progetto pace” sin dalla costituzione della Fondazione, il Comitato scientifico comprende le attività promosse per la realizzazione dei Meetings “Incontri internazionali Uomini e religioni”, promossi dalla Associazione Incontri internazionali Uomini e religioni - Comunità di Sant’Egidio, statutariamente rappresentata in senso al Consiglio di amministrazione della Fondazione.

            In relazione all’ormai tradizionale e consueto sostegno scientifico, organizzativo ed economico collegato alla preparazione degli annuali Meetings, la Fondazione ha realizzato la seguente tavola rotonda:

 

¨      Nell’ambito del Meeting Internazionale di Barcellona (3-5 ottobre 2010) “Vivere insieme in un tempo di crisi. Famiglia di popoli, Famiglia di Dio".”:

 

 

Mediterraneo: lo spazio dell’incontro

 

 

Jean Claude Petit 

Presidente del Centro Nazionale della Stampa cattolica Francese, Francia

In cui sono intervenuti:

 

 Ghaleb Moussa Abdalla Bader 

Arcivescovo cattolico, Algeria

Khadija Bengana 

Giornalista di "Al Jazeera", Qatar

Senén Florensa i Palau 

Direttore Generale dell’Istituto Europeo del Mediterraneo, Spagna

Mar Gregorios Yohanna Ibrahim 
Metropolita ortodosso, Chiesa Sira


Vincenzo Scotti 
Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri, Italia

Crescenzio Sepe 
Cardinale, Arcivescovo di Napoli, Italia

 

 

Si è poi continuato, in collaborazione con l’Università di Pisa, il progetto “Conflitti dimenticati” ed il progetto europeo di ricerca “Ripensare oggi la difesa popolare nonviolenta”

 

B. Collaborazione interculturale per il dialogo e la storia. Considerando le attività fin qui intraprese e le linee di priorità indicate in passato dal Comitato scientifico per l’attuale triennio, la Fondazione ha si è impegnata per i seguenti progetti:

 

Sostegno alla Scuola Massignon: privilegiando il tratto culturale, la Fondazione ha ritenuto di continuare l’impegno di finanziamento e collaborazione avviato alle attività della Scuola “Louis Massignon di Roma.

 

 Si tratta di un istituto in cui si svolgono principalmente corsi di italiano per stranieri - soprattutto extracomunitari - collegati ad un centro culturale provvisto di biblioteca, emeroteca e videoteca.

Sebbene gli insegnanti e gli operatori della Scuola siano tutti volontari, per garantire la completa gratuità di accesso ai corsi ed alle altre iniziative culturali, la Fondazione ha provveduto ad acquistare parte dell’arredo e degli ausili tecnologici, provvedendo inoltre regolarmente al pagamento delle spese vive ed alla fornitura del materiale didattico.

A richiesta, la Fondazione fornisce inoltre una consulenza di carattere culturale.

La ScuolaMassignonè diventata con gli anni un centro di incontro culturale tra persone provenienti dalle più diverse parti del mondo: in questo modo si è ritagliata uno spazio significativo e forse unico nell’ambiente culturale cittadino, realizzando materiale didattico e culturale che, per il suo particolare pregio ed interesse, la Fondazione ha contribuito a pubblicare e diffondere. Di particolare interesse il volume L’italiano per amico, edito da La Scuola di Brescia, che nel 2002 ha visto la pubblicazione di un secondo livello - L'Italiano per Amico. Livello intermedio Corso di italiano per stranieri – e che ha avuto un grande successo.

           

            La Fondazione ha poi continuato anche nel 2010 le due nuove borse di studio nate per sostenere gli studi di due giovani Rom inseriti in un percorso scolastico presso le scuole pubbliche di Roma: i due giovani hanno superato con successo l’anno scolastico trascorso..

 

            C. Collaborazione interculturale con il mondo islamico. Le iniziative culturali di questo settore mirano alla promozione del dialogo con la cultura islamica, non solo e non tanto sotto il profilo religioso, ma anche in relazione alle altre espressioni culturali islamiche, sia letterarie e artistiche in genere, sia collegate con le scienze sociali. Tale linea di intervento si colloca in un quadro di maggiore attenzione ai rapporti tra mondo islamico e mondo occidentale alla luce delle attuali prospettive sociali.

            Sotto il primo punto di vista, la Fondazione ha mantenuto nel 2010 il collegamento con il Monastero di Deir Mar Musa.

Da diversi anni al Fondazione collabora col Monastero cristiano di Mar Musa, situato in Siria presso Damasco, dove vive un’originale comunità monastica votata, tra l’altro, all’incontro col mondo islamico ed alla reciproca collaborazione fra cristiani e musulmani. La comunità monastica è un segno concreto della possibile pacifica convivenza tra cristiani e musulmani in terra islamica. La rinascita del monastero è stata possibile grazie alla tenacia di p. Paolo Dall’Oglio, un gesuita italiano attorno al quale si è raccolta una piccola comunità di uomini e donne provenienti da varie parti del mondo.

La ricostruzione materiale del monastero si deve anche al contributo economico del Ministero italiano degli affari esteri, che ha colto in questa iniziativa un possibile segnale di distensione e collaborazione con un Paese di fondamentale importanza per la politica mediorientale. Il monastero non è solo un luogo di preghiera. La sua rinascita ha prodotto un forte rinnovamento della vita sociale della zona, nella quale sono stati avviati alcuni programmi di sviluppo agrario, destinati a consentire la coltivazione e la pastorizia in luoghi desertici. Tale connessione di scopi ha favorito l’effettiva riconciliazione tra le comunità cristiane e musulmane, per le quali il monastero di Mar Musa è tornato ad essere un simbolo di condivisione e riconciliazione.

Per questi motivi il monastero è diventato un luogo privilegiato del dibattito culturale, specie nel campo islamocristiano, ed è periodicamente sede di incontri di studio. I monaci, inoltre, curano un’importante biblioteca specializzata. I contributi economici della Fondazione, pertanto, sono stati prevalentemente indirizzati al sostegno di quest’ultima iniziativa.

Si segnala anche che il monastero riceve il sostegno economico dell’Unione europea, nell’ambito del programma per la diffusione della democrazia nel Mediterraneo (denominato "Med democracy").

La Fondazione proseguendo il suo contributo ha avviato un progetto per la realizzazione del sito web del monastero. La costruzione di questo sito vorrebbe perseguire due obiettivi principali: favorire la creazione di una comunità virtuale che si affianchi a quella reale che già vive a Mar Musa; facilitare la vita di quest’ultima con la creazione di una rete di sensibilizzazione sui progetti in corso, sui campi di lavoro e gli stages formativi, sulle necessità pratiche della comunità. Inoltre, si sta realizzando il catalogo informatico della biblioteca, rendendolo disponibile in rete insieme a quello della Fondazione.

 

 
D. La Biblioteca Remo Orseri

 

L’attuale biblioteca Remo Orseri nasce nel 1998 dalla Fondazione Remo Orseri, allo scopo di promuovere in particolare la produzione sui temi della pace e della collaborazione culturale tra i popoli. In precedenza, la Fondazione  disponeva di un patrimonio librario proveniente dal fondo personale di Remo Orseri. Si trattava di alcune centinaia di volumi riconducibili a vari soggetti, tra cui emergeva un discreto numero di testi relativi alla conoscenza dell’arte e della cultura dei popoli e delle religioni mondiali. Tuttavia, non si ritenne opportuno mettere a disposizione del pubblico un patrimonio così eterogeneo e proprio per questo poco fruibile. Nel 1998, a seguito di un accordo intercorso con la Comunità di Sant’Egidio, la Fondazione ha acquisito in comodato gratuito una parte del patrimonio librario conservato presso la biblioteca della Comunità, che è così diventata parte integrante dei fondi della biblioteca Remo Orseri. Alla sua direzione è stato preposto il Segretario Generale della Fondazione, coadiuvato da personale esperto. Contestualmente, la Biblioteca è stata aperta al pubblico. Da questo momento la Biblioteca ha intrapreso una politica di acquisizione, accrescendo in numero e in prestigio il proprio patrimonio che comprende, tra l’altro, alcune collezioni complete di riviste sia in corso, sia esaurite e quindi di difficile reperimento. Nel 2005 la Biblioteca si è trasferita nei prestigiosi locali del Palazzo Leopardi, sito in Piazza Santa Maria in Trastevere. Nel 2006 si è realizzato il collegamento in SBN nel polo che fa riferimento alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

 

Nel 2010 la biblioteca ha continuato il progetto di educazione alla lettura e alla convivenza in collaborazione con alcune scuole romane denominatoLEGGERE IL MONDO: INCONTRO CON  “ALTRE” LETTERATURE”: gli studenti si sono recati in visita alla biblioteca e hanno utilizzato i materiali a disposizione per avviare una riflessione sugli argomenti dell’educazione alla pace e alla non violenza.

 

 

LEGGERE IL MONDO: INCONTRO CON  “ALTRE” LETTERATURE

 

 

Le attività culturali offerte dalla Biblioteca “Orseri per la pace” sono rivolte a classi o gruppi di classi allo scopo di far conoscere, attraverso libri, film tratti da opere letterarie e testimonianze la ricchezza delle culture “altre”  nell’intento di sostenere una cultura del rispetto e dell’accoglienza. E’ per questo motivo che il “contenitore” LEGGERE IL MONDO propone la lettura di opere di altre letterature ma anche testi che facciano riflettere sul valore e la ricchezza di chi si ritiene diverso da sé. Allo stesso tempo la Fondazione Orseri propone la presentazione di volumi alla presenza degli autori, aperti alla città e a chiunque voglia discutere e comprendere.

 

I percorsi culturali prevedono di anno in anno la proposta di lettura nei gruppi –classe di testi di letteratura africana , asiatica, latinoamericana e dei Paesi dell’Est europeo, e testi sulla cultura Rom.

Accanto a questi temi vengono proposti agli insegnanti, nella fase preparatoria, anche temi come la Pena di Morte nel mondo, le guerre in Africa, la memoria della Shoah.

Lo scopo è far conoscere ed apprezzare la diversità attraverso l’incontro con autori o esperti delle materie presentate e di far riflettere su tematiche importanti per la formazione umana e culturale degli studenti.

 

Non ultimo, vi è l’obiettivo di educare alla lettura suscitando interesse e curiosità sui temi accennati. Questo lavoro imprime nei giovani il desiderio di conoscere e di avvicinarsi al libro con meno sospetto e preferendolo almeno in parte ad altre forme di conoscenza più facile ed immediata come quella data dalla navigazione in rete web.

 

Le diverse attività culturali e di promozione della lettura prevedono un incontro in biblioteca in cui vengono illustrati i libri di cui si propone la lettura personale o comune, un secondo incontro a scuola o in una struttura specializzata sul tema, un terzo incontro di sintesi del lavoro svolto, con presentazione di elaborati, materiali multimediali prodotti, ecc., in cui viene coinvolta tutta la scuola o le classi attigue a quelle che hanno effettuato l’attività culturale, o il proprio quartiere o altri ambienti a cui si desidera comunicare il risultato di tale lavoro.

 

Alcuni percorsi proposti

 

 

PERCORSO 1

 

AFRICA!

 

 

Cartina Geografica Africa

 

 

Letture, musica, film in biblioteca e a scuola

 

 

 

PERCORSO 2

 

IL CONTINENTE ASIATICO:

 

la Cina

 

 

mappaLa Cina lontana e la Cina tra noi

 

Lettura di libri di autori cinesi contemporanei e  incontro con studenti cinesi a Roma. Proiezione di un power-point su cultura e tradizioni cinesi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PERCORSO 3

 

Le guerre in Africa:

 

“la guerra è la madre di tutte le povertà

 

 

 

 

 

La  maggior parte delle guerre del mondo è in Africa, e colpiscono in maniera pesante soprattutto i bambini. Dalla lettura di testi sui bambini soldato emerge tutta la durezza e la sofferenza su intere generazioni di bambini a cui viene rubata l’infanzia e la vita.

 

PERCORSO 4

 

La pena di morte: una barbarie da cancellare dalla storia

 

L'atlante della pena di morte

OGGI                                                                        1997

           

In verde e giallo gli abolizionisti, in rosso i mantenitori della pena di morte

Lettura di testi antichi e moderni, da Beccaria a “Non c’è giustizia senza vita” di M. Marazziti, a “Patiboli di carta” di A. Salvati, per riflettere su un tema cruciale per la nostra civiltà.

 

PERCORSO 5

La memoria della Shoah

Ogni anno gruppi di classi e di utenti della biblioteca si soffermano sulla memoria della Shoah, che a Roma ha un suo momento particolare il 16 ottobre, memoria di quel 16 ottobre ’43 in cui furono deportate verso Auschwitz più di mille persone di religione ebraica, uomini, donne, anziani, malati, bambini. Solo 16 tornarono indietro. Tra loro Settimia Spizzichino, una delle due donne superstiti, che ha vissuto la sua vita come il dovere di ricordare alle nuove generazioni l’abisso del male.

L’iniziativa si svolge nella “Biblioteca Orseri per la pace” e nella attigua Sala Conferenze, proponendo filmati e la lettura di alcuni brani del libro di Settimia Spizzichino “Gli anni rubati”.

Settimia Spizzichino: il dovere della memoria

Ci sono cose che tutti vogliono dimenticare. Ma io no. Io della mia vita voglio ricordare tutto, anche quella terribile esperienza che si chiama Auschwitz: due anni in Polonia (e in Germania), due inverni, e in Polonia l’inverno è inverno sul serio, è un assassino.., anche se non è stato il freddo la cosa peggiore.

Tutto questo è parte della mia vita e soprattutto è parte della vita di tanti altri che dai Lager non sono usciti. E a queste persone io devo il ricordo: devo ricordare per raccontare anche la loro storia. L’ho giurato quando sono tornata a casa; e questo mio proposito si è rafforzato in tutti questi anni, specialmente ogni volta che qualcuno osa dire che tutto ciò non è mai accaduto, che non è vero.

Ho una buona memoria. E poi quei due anni li ho raccontati tante volte: ai giornalisti, alla televisione, ai politici, ai ragazzi delle scuole durante i molti viaggi che ho fatto per accompagnarli ad Auschwitz... anche se non sempre sono entrata nei particolari.

Ad Auschwitz si desidera tornare - anche molti di quei ragazzi lo desiderano - e a qualcuno sembra strano. Ma perché? È come andare al cimitero a portare un fiore e una preghiera. - Raccontavo sul pullman che ci portava in Polonia. È sul pullman che si parla, quando si arriva ad Auschwitz parla la guida e parlano le cose. Le poche che sono rimaste. C’è un museo, ma i forni crematori, le camere a gas, le costruzioni in muratura sono state distrutte. La prima volta che ci sono tornata ho provato più delusione che emozione, non riconoscevo il posto.

In questi cinquant’anni trascorsi da allora sono stata spesso sollecitata a scrivere questo libro.
E io lo volevo fare; ma c’erano ancora i parenti di quelle che sono rimaste là, i genitori, i fratelli, i mariti, i figli delle mie compagne del gruppo di lavoro. Quarantotto eravamo, e sono uscita viva soltanto io. Molte di loro le ho viste morire, di altre so che fine hanno fatto. Come raccontare a una madre, a un padre, che la loro figlia di vent’anni è morta di cancrena per le botte ricevute da una Kapò? Come descrivere la pazzia di alcune di quelle ragazze a coloro che le amavano? Adesso molti dei genitori, dei fratelli, dei mariti, non ci sono più; le ferite non sono più così fresche. A quelli che restano spero di non fare troppo male. Ma adesso devo mantenere la promessa che ho fatto a quarantasette ragazze che sono morte ad Auschwitz, le mie compagne di lavoro. E a tutti gli altri milioni di morti dei Lager nazisti.

Di quel gruppo faceva parte anche mia sorella Giuditta. Giuditta, così bella, così fragile, deportata assieme a me il 16 ottobre 1943. Giuditta, causa involontaria della cattura mia e della mia famiglia.
(Dal libro "Gli anni rubati" di Settimia Spizzichino)

 

 

PERCORSO 6

Convivere

  Il tema della convivenza tra diversi nella città assume un’importanza sempre  più nodale, ed è per questo che è necessario educare all’incontro con l’altro senza paure e pregiudizi. La proposta di parti di testi specifici, come “Il caso zingari”, o di libri come “Carovana tra le pagine” serve ad aiutare i giovani ad avvicinarsi a queste tematiche con simpatia e curiosità.

Un momento utile alla riflessione degli insegnati è la presentazione del volume “Tutti a scuola” di G.M Sabatino sull’ inclusione scolastica degli alunni immigrati a Roma che mostra esperienze positive di convivenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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